Cultura popolare in Toscana:la tradizione della poesia estemporanea e del Maggio

Col tempo l'albero si è degradato a nudo palo, in cima al quale vengono appesi nastri e doni ed è diventato l'albero "della cuccagna", ancora frequente nelle feste di paese. Durante le feste di Calendimaggio, spesso veniva eletto il "Re del Maggio" o, molto più frequentemente in area neo-latina, la "Regina del Maggio, che adorna di nastri e fiocchi e accompagnata da altre fanciulle girava per il paese cantando e suonando. I festeggiamenti del maggio andarono in declino abbastanza rapidamente nel corso del 1800, da un lato perché la Chiesa, proprio per sradicare questa tradizione di origine pagana, dedicò il mese di maggio alla Madonna; dall'altra, perché più tardi il socialismo fece del primo maggio la festa dei lavoratori. Quest'ultimo fatto indusse molti gruppi di maggiaioli a politicizzare i testi cantati, trasformandoli in canti di protesta. Per questo motivo il Fascismo proibì il Maggio, ma questo è rinato nel dopoguerra per iniziativa di chi l'aveva sentito da ragazzo e con l'aiuto degli anziani che ricordavano a memoria le strofe. Dopo il 1968 vi è stata un'ulteriore ripresa, questa volta ad opera dei giovani che ne hanno capito la bellezza, e che hanno compreso l'importanza di conservare e tramandare l'antica cultura contadina. Ma l'andare a cantare di casa in casa la notte del 30 aprile è ormai un gioco, e i soldi e i doni raccolti con la questua vengono usati per una cena insieme o per autofinanziare il gruppo. Questo è quanto avviene anche per il famoso "maggio di questua" di Montereggio in Lunigiana, da dove la sera del 30 aprile gli uomini si spostano lungo un itinerario di diversi chilometri che giunge fino in Liguria; con le loro canzoni, salutano e rivolgono auguri ai padroni di casa, alle spose e ai bambini e chiedono come ricompensa uova, formaggi, salumi e vino; il giorno seguente tornano indietro e concludono il rito con l'ultimo canto nella piazza del paese, consumando poi quanto è stato raccolto in una cena comune.

Se il maggio lirico è rimasto fondamentalmente legato al tema atavico dell'albero, il maggio drammatico o epico ha sviluppato, in epoche più tarde e in zone più ristrette, l'elemento della gara e della lotta presenti, anche se in percentuale molto minore, anche nel maggio lirico. Erano una gara, infatti, trovare l'albero più bello, riuscire a prendere i doni attaccati all'albero, conquistare il cuore della dama. E' inoltre sottintesa in ogni celebrazione del maggio, la lotta fra inverno ed estate, fra bene e male. Anche il maggio drammatico, che si ispira prevalentemente a temi epico-cavallereschi o mitologici, ha il suo centro ideale nel duello fra le forze del bene e quelle del male. Il carattere molto teatrale di questo maggio lo ha reso tuttavia sempre più spettacolo autonomo e staccato dalle feste di Calendimaggio; in effetti, esso viene rappresentato anche in altri mesi dell'anno, soprattutto in estate.

Per approfondire: Canta' maggio. Storie e canti dei gruppi maggiaioli del Mugello e della Val Bisenzio, ed. La Pietra, 1979
Paolo Toschi, Le origini del teatro italiano, Universale Scientifica Boringhieri, 1976.

Gabriella Lazzeri
Gruppo di ricerca “La memoria storica del territorio rurale”
Dipartimento di Studi Storici e Geografici
Università degli Studi di Firenze

Il Maggio drammatico

"Per conto mio, e senza l'ausilio di alcuno studio, posso dire che considero i Maggi come scintille cadute dal fuso o dal razzo che espresse e portò fino a noi l'episodio di Paolo e Francesca e il Trovatore. Abbiano o no le loro radici nelle antiche sacre rappresentazioni, i Maggi sono melodrammi che non furono mai musicati e che probabilmente non ebbero bisogno di musica (o di una musica scritta, invariabile)." Eugenio Montale (dalla prefazione al volume I Maggi di Leopoldo Baroni, Pisa, Nistri Lischi, 1954) Il Maggio drammatico, o epico, formatosi dalla fine del XV secolo fino al XVII secolo e sviluppatosi in Toscana (giungendo poi, attraverso l'Appennino, anche in Emilia), è una rappresentazione teatrale che può essere definita come una sorta di dramma eroicomico avente per soggetto fatti di storia sacra e profana (fra i Maggi più famosi e rappresentati si ricordano, a mo' d'esempio, Gerusalemme Liberata e Pia de' Tolomei). L'origine del Maggio drammatico così come lo conosciamo oggi non è chiara. Alcuni lo accomunano a tutta quella serie di manifestazioni giocose che tradizionalmente salutavano il mese di maggio con l'aiuto di canti e balli, quindi alle Maggiolate; altri, e fra questi un eminente studioso di teatro popolare come Alessandro D'Ancona, lo fanno derivare, così come la Sacra Rappresentazione, dalla Lauda medievale.

Il linguaggio usato è aulico, per cui la comprensione non è immediata, a meno che non si abbia familiarità con i poemi dell'Ariosto o del Tasso. Le strofe di uso più comune si compongono di ottonari; in genere sono quartine (anche se in alcuni casi il primo verso della strofa viene ripetuto alla fine della quartina) con rima ABBA, ed ha come trama musicale una nenia monotona intervallata da qualche intermezzo lirico -arietta, romanza o ottava- di impianto musicale settecentesco. Il canto avviene generalmente senza accompagnamento musicale, eccetto che in alcune parti della rappresentazione in cui sono usati il violino, il contrabbasso, l'oboe. Comunque, da luogo a luogo, varia sia la struttura delle strofe sia l'aria con cui è cantato il Maggio. Lo svolgimento dell'azione è molto semplice e viene a grandi linee anticipato dal primo personaggio che compare in scena, il messaggero -detto anche corriere, principiante,.argomentista, paggio o interprete- il quale canta il prologo, salutando e chiedendo il favore degli spettatori.

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