Il Buttero

Il buttero è stato fino a non molto tempo fa una figura insostituibile in Maremma. O meglio nella piana che da Grosseto arriva fino a Roma e Latina conosciuta come la Maremma Tosco-Laziale. Area fatta di vasti spazi, di terreni impervi e di paludi. Qui era il regno della vacca e del cavallo maremmano, animali bradi, allevati in branchi numerosi nelle grandi aziende. Il buttero era il mandriano, l'uomo preposto alla cura delle bestie che raggiungeva a dorso dei robusti maremmani, un personaggio dall'alone eroico che rappresentava e rappresenta il simbolo di questa terra antica, era ed è il custode dei millenari segreti del suo mestiere. Oggi, spazzato via dall'industrializzazione, dalla civiltà delle macchine, dal consumismo, è soprattutto folklore. Il buttero infatti non ha senso se non esistono grandi estensioni e branchi di bestiame brado. Tuttavia appartiene all'immaginario collettivo della Maremma, la rappresenta così come la rappresentano le vacche dalle grandi corna a lira che ancora pascolano nella piana di Alberese. Per questo oggi la monta maremmana, le evoluzioni di molti butteri dilettanti fanno spettacolo. Ma all'azienda di Alberese, questo antico mestiere non è folklore.

È impossibile immaginare di controllare oltre 500 capi di vacche e tori maremmani bradi e 120 cavalli senza l'ausilio di questi cow-boys nostrani: infatti non si possono raggiungere con trattori o mezzi fuoristrada i luoghi impervi dove si arriva con il cavallo e soprattutto non si avvicinano gli animali. Proviamo ad immaginare cosa sarebbe spostare mandrie di centinaia di animali con un qualsiasi altro mezzo che non sia proprio il cavallo. Il buttero può avere senso solo in un'azienda di vaste dimensioni e con i numeri di capi che sono allevati bradi ad Alberese. Ed è soprattutto per questo che oggi ne sono rimasti così pochi. All'Azienda sono cinque che ruotano il lavoro quattro alla volta. Tutti giovani tra i 25 e i 35 anni. La vita dei butteri è molto dura, piena di sacrifici e di rischi. Partono al mattino presto e fanno i primi giri di ispezione a controllare le mandrie.

 

Conoscono le vacche una per una, si accorgono se ci sono problemi, sanno individuare una vacca o una cavalla prossima al parto, possono smistare mandrie di centinaia di animali per trasferirli da una zona all'altra. Controllano i pascoli, le recinzioni, i punti di abbeveraggio. Il lavoro aumenta in primavera quando cominciano a nascere puledri e vitelli e iniziano le monte brade di tori e stalloni. Ogni maschio con il suo gruppo e bisogna sapere di chi sono figlie fattrici e vacche nutrici per non farle montare da riproduttori della stessa linea di sangue. Cinque ore a cavallo ogni giorni dell'anno, con ogni condizione atmosferica. Un lavoro insostituibile che quando non sono a cavallo i butteri proseguono "a terra". Nel pomeriggio di solito si occupano dell'addestramento dei cavalli, della doma dei puledri, provvedono ad alimentare gli animali, curano le stalle e i box, all'occorrenza riparano i recinti, riparano selle e finimenti, ungono il cuoio con il grasso apposito.

Ma fare il buttero è soprattutto una filosofia di vita, dove il lavoro non è semplicemente un fatto economico, è passione e dedizione: si lavora a contatto diretto con gli animali, dotati di un loro comportamento, di un loro temperamento, che hanno le loro reazioni. È necessario amarli davvero per fare questo mestiere e questa non è cosa che si possa insegnare. Non è folklore vederli tutti insieme con le loro "incerata", impermeabili in tela di lino, rigorosamente cuciti e oliati a mano, con i loro cappelli a falde larghe, i pantaloni a sbuffo e gli stivali in vacchetta cuciti a mano, contro il sole, il vento e la pioggia. Un lavoro duro, ma, all'azienda di Alberese, assolutamente insostituibile.

Bibliografia essenziale

A.DELEDDA, L.MANCIOPPI, Butteri di Maremma, Vallecchi, Firenze 1991
TITO CIPRIANI, Maremma. Storie di cavalli e di butteri, Ed. Vieri, Roccastrada 1988
A.M. SAVIO-G.CONFORTI, Il cavallo maremmano, Grosseto 1978

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